Tomba dei Tori

Scoperta nel 1892, la Tomba dei Tori risale al 530 a.C., sorge sul lato est della Necropoli di Monterozzi a Tarquinia. La tomba è celebre per i suoi affreschi di epoca medio-tardo arcaica, ancora profondamente caratterizzati da disegni frontali.

La Tomba è preceduta da un dromos – un corridoio all’aperto –  con alcuni gradini che immettono in un grande atrio. Sul fondo dell’atrio si aprono, parallelamente, due porte che conducono a due camere sepolcrali separate. Il tetto di entrambe le camere è a spiovente e decorato con linee colorate e figure animali sui frontoni.

L’atrio misura 4.31 x 4.52 x 2.25 in altezza, la camera di destra 3.26 x 2.52 x 2 in altezza mentre la camera di sinistra misura 3.47 x 2.52 x 2.10 in altezza.

Le pitture

Tutte le pareti della tomba sono ricoperte da un sottile strato creta di colore chiaro, gli affreschi si concentrano sulla parete centrale – che è la parete più importante in tutti i sepolcri, qui venivano realizzate le pitture più importanti – e sui frontoni. I colori utilizzati per la realizzazione dei dipinti, come per tutte le altre tombe della necropoli ed in generale in tutta l’arte pittorica etrusca, sono il blue egiziano – un pigmento sintetico ottenuto dalla produzione del vetro -, la malachite – un minerale di rame utilizzato per la colorazione verde-azzurra -, l’ocra rossa ed il nero vegetale.

All’interno della tomba sono rappresentate varie scene a carattere erotico.

I frontoni rappresentano principalmente araldiche – stemmi – e figure animali – principalmente felini e ippocampi – chiaro rimando alla tradizione greca e romana. Tali disegni assumevano, nella cultura etrusca, una forte significato apotropaico – atto cioè ad allontanare le forze maligne -.

Nella porzione di parete posta al di sopra delle due porte sono raffigurate due scene, entrambe con protagonisti un toro ed alcune figure umane. Sulla scena di destra sono raffigurati due uomini in un atto di sodomia, uno dei due è di pelle più scura – in tutte le pitture etrusche gli uomini sono raffigurati con la pelle scura, mentre le donne con la pelle chiara – mentre l’altro è raffigurato con la pelle rosa, ad evidenziare il suo essere differente in quanto omosessuale, nel modo etrusco, a differenza di quello romano, l’omosessualità era motivo di disapprovazione. A rafforzare questo concetto, anche l’atteggiamento del toro che sembra volerli colpire con le proprie corna. Molto interessante notare come il volto di questo toro sia umano ed abbia le sembianze di Acheoloo, una delle più importanti divinità fluviali nella mitologia greca; Acheoloo era il dio delle acque dolci, l’acqua per gli etruschi rappresentava un rito di passaggio ed è richiamata in modi diversi in moltissime tombe. A sinistra, la seconda scena erotica raffigura invece raffigura due uomini e una donna durante un atto sessuale ed al loro fianco un toro sdraiato e all’apparenza noncurante e disinteressato, in forte contrasto con la scena precedente.

Tra le due scene si può notare un’iscrizione che riporta il nome di Aranth Spurianas, che con molta probabilità fu il proprietario di questa tomba

Al di sotto di questi due affreschi, sulla parete che divide le due porte, si trova la scena più importante di questa stanza, l’Agguato di Achille a Triolo, figlio di Priamo, Re di Troia. Si tratta di uno dei pochissimi dipinti etruschi esistenti che narrano un fatto tratto dalla mitologia greca, in questo caso specifico tratto da i Cypria, poema epico greco di epoca classica. Secondo il mito Achille, prima di ucciderlo, si sarebbe invaghito di lui con una tale forza da aver avuto un rapporto sessuale così intenso con lui, da averlo ucciso durante un amplesso. Triolo è raffigurato come un giovane dal corpo snello e sensuale e lunghi capelli biondi, mentre cavalca nudo il suo destriero, di fronte a lui una fontana dietro la quale si nasconde Achille. Al di sotto di questa scena è dipinto l’Albero della Vita – forte, rigoglioso e carico di foglie – legato attraverso un drappo all’Albero della Morte – spoglio e quasi secco -.