Tomba della Caccia e della Pesca

Datata 530 a.C., la Tomba della Caccia e della Pesca è stata scoperta nel 1873 ed è una delle più particolari tutti la necropoli di Tarquinia. Questa tomba si trova a circa 10 metri di profondità e vi si accede percorrendo ancora oggi i gradini originali scavati nel tufo – peculiari per la loro forma irregolare e per le diverse pendenze -.

Le pitture

La tomba è composta da due ambienti : un anticamera e la camera di sepoltura vera e propria. Non tutte le tombe delle necropoli dispongono di una anticamera, questo perché le tombe più grandi e con stanze separate avevano maggiori costi di realizzazione e quindi erano destinate solo alle famiglie più ricche. L’anticamera poteva essere considerata come una sorta di “cappella di famiglia” dove i consanguinei potevano recarsi per rendere omaggio ai propri cari e raccogliersi in preghiera. L’anticamera aveva una duplice funzione, la prima era quella di permettere l’accesso senza però dover entrare all’interno della camera sepolcrale, la seconda, più spirituale, di preparazione all’ingresso nell’Ade. Tutte le pareti dell’anticamera sono dipinte, il grande affresco nella parete principale è contornato da due fascioni, uno in alto e uno in basso : quello in alto con strisce di vari colori – bianco, porpora scuro, porpora chiaro e ciano – , quello in basso con strisce di colore porpora e della terra della Tuscia, dal quale nascono – forte elemento simbolico – arbusti e piccole piante. Il dipinto principale raffigura una scena di danza, uomini e donne alternati da piccoli arbusti e decorati con ghirlande e gioielli, in un angolo in basso è seduta un’auleta – un suonatore di aulòs, strumento a fiato etrusco -. Purtroppo le pareti sono molto rovinate a causa dell’umidità ed è impossibile avere un quadro preciso della scena intera. Al di sopra della grande porta centrale, sul timpano, è raffigurata una scena di caccia alla lepre. Partendo da sinistra e spostandosi verso destra si scoprono, nell’ordine : un servitore che porta una sella curule – sgabello  pieghevole in avorio -, un cane che lo precede, un altro servitore che porta in spalla un bastone al quale sono assicurate le prede appena cacciate, due cacciatori a cavallo – sicuramente uno dei due identificato nel proprietario della tomba -, un altro servitore che segue due cani che hanno appena individuato una lepre nascosta tra i cespugli. Oltrepassando la porta si accede alla camera sepolcrale, qui, sulla parete di fondo, sul timpano, è raffigurata la scena di un banchetto che ha come protagonisti i coniugi proprietari della tomba. L’uomo è raffigurato con la barba, la pelle di colore scuro – costante nei dipinti etruschi – e il torso nudo. E’ appoggiato con il braccio sinistro su un cuscino e con la stessa mano sorregge una patera – un piatto destinato alle offerte agli dei – con l’altra mano invece tocca la spalla della moglie. La parte bassa del corpo è avvolta da drappi di stoffa rossa e blu, al collo porta alcune collane : una sottile con un èmblema appeso, l’altra più importante, probabilmente in oro o argento. La donna è invece di carnagione molto chiara e indossa un vestito che le lascia scoperte solo le braccia e la testa, sulla testa porta un tutulus – cappello tradizionale etrusco – ed è adornata di gioielli al collo e sulle braccia. Con il braccio destro tocca il torace del marito mentre con la sinistra gli porge una ghirlanda. Ai lati dei due sposi sono ritratti alcuni servitori, sulla destra gli uomini : uno versa del vino contenuto in un grande krater, un altro porta in mano un phiale – un recipiente – ed infine un terzo servitore è alle spalle del padrone ma a causa del degrado di questa parte della parete, non è chiaro cosa stia facendo. Sul lato sinistro del dipinto invece si possono ammirare le servitrici, la più vicina alla padrona suona un flauto a doppia canna, la seconda è seduta di spalle con la testa rivolta verso i due coniugi, mentre la terza, nuda, sta realizzando delle ghirlande da appendere alle pareti. La parete alle spalle dei due sposi è decorata con vari oggetti appesi : una lira, alcune corone, una maniglia, una scatola di forma cilindrica e un cestino in metallo. La parete in fondo ospita la scena pittorica più importante, divisa in due parti. La prima parte si svolge in acqua a bordo di una imbarcazione a chiglia bassa, tipica degli ambienti lagunari, a bordo della barca si vedono quattro personaggi : un timoniere, un pescatore e altre due figure il cui ruolo non è molto chiaro. Sulla prua della barca, di colore azzurro, è dipinto un occhio, classico simbolo apotropaico che indica la direzione. Nelle acque in cui naviga la barca saltano alcuni delfini mentre stormi di uccelli colorati volano nel cielo. Alle spalle della barca, sulla riva, un uomo sta in piedi su un alto scoglio e con una fionda tenta di colpire gli uccelli che stanno volando. Sulla parete di destra è dipinto un cacciatore, sempre armato di fionda, che dall’alto di una rupe mira agli uccelli che volano liberi nel cielo; più in basso invece, un pescatore con un arpione sta cercando di catturare i pesci che nuotano tra gli scogli. Sulla parete di sinistra si scorge invece un ragazzo nudo che si tuffa da un’alta rupe, nel dipinto viene raffigurato mentre si trova ancora sospeso in aria, prima di cadere in acqua. Alle spalle del giovane, sulla rupe, si trova un’altro uomo. In basso è raffigurata una barca con due persone, probabilmente per aiutare il ragazzo ad uscire dall’acqua, le due figure guardano con ammirazione il tuffo del giovane. Nel cielo sono nuovamente raffigurati molti uccelli che volano. Questo dipinto è uno dei più importanti della necropoli perché riprende il tema del “giovanetto che si tuffa” molto diffuso nelle opere di epoca tardo arcaica e presente anche nella famosa Tomba del Tuffatore di Paestum.